Il fatidico lunedì della riforma è arrivato e il ministro Fornero, nell’annunciare i cambiamenti si mette a piangere, non riuscendo a pronunicare la parola “sacrifici”.
La nuova Italia sta arrivando, con tagli alla politica (speriamo per davvero), tasse più salate, ma soprattutto con un aumento dell’età pensionabile che terrorizzza tutti.
Anche chi, come me, di politica non se ne intende per nulla, qualche domanda se la fa, e non vede risposte. Se già ora l’accesso al mondo del lavoro è difficile e i giovani non riescono a trovare posti fissi, che ne sarà di loro adesso che in pensione non ci si può andare? Come faranno a versare contributi a loro volta?
Le agenzie per il lavoro temporaneo forniscono, attualmente, l’unica risposta alla disoccupazione, ma tutta questa precarietà dove porterà in tempi più lunghi?
Siamo passari alle pensioni integrative, ma sono veramente una soluzione?
Io tutte queste cose non le so, so solo che in pensione non ci andrò perchè sono casalinga, ma non so nemmeno se un domani potrò contare sull’aiuto dei miei figli, che resteranno precari fino a cinquant’anni.
In queste condizioni, mettere su famiglia sarà impossibile: e via a invecchiare la popolazione, perchè nessuno ha voglia, già adesso, di mettere al mondo dei costosissimi figli.
Avete idea di quanto costano i pannolini, i biberon, gli omogeneizzati? Di quanto crescano in fretta costringendo a comprare abitini ogni mese?
Noi, figli della pubblicità e vittime del marketing, non riusciamo a sfuggire all’acquisto delle grandi marche. Ma non possiamo più permettercele, anche perchè sono loro le prime che mandano il laoro all’estero, dove costa meno.
I sacrifici, quelli che al ministro sono costati lacrime (lacrime vere, non quelle di coccodrillo che abbiamo visto finora nei tribunali o in tv) costeranno a tutti noi un passo molto difficile, verso abitudini nuove, una maggiore austerità, verso, forse, una vita più vera.
Siamo passati attraverso l’allegra follia degli anni Ottanta, il benesssere fasullo dei Novanta, la confusione dei primi dieci del nuovo secolo.
Ora stiamo costruendo le basi per il decennio attuale, mi chiedo dove stiamo andando.
Noi siamo in quattro, con un solo stipendio, due figli che studiano e che hanno mille esigenze. MA quante sono realmente necessarie? Abbiamo passato il fine settimana fra urla sui compiti e litigi per il videogioco. Ma questo videogioco non basta più, ora ne vogliono due, li vogliono più belli, vogliono più giochi, più accessori. Leggere un libro, no.
Mia figlia frequenta due palestre e fa due sport. Ma non è che sia una sportiva accanita, lo fa perchè lo fanno gli altri.
Mio figlio ogni giorno vorrebbe un pacchetto di carte da quattro euro e cinquanta.
I regali di Natale sono da comprare perchè non si può far brutta figura.
Questo è un treno destinato a deragliare, mi unisco alle lacrime della Fornero, perchè, sì, di sacrifici da fare ce ne sono tanti e non sono abituata a farne.
Per quanto non sia mai stata ricca, sono abituata alle comodità. La mia generazione è abituata alle comodità.
I nostri genitori che sono nati durante o dopo la guerra hanno alle spalle un’esperienza doversa, ma grazie a quella hanno fatto di tutto per darci quello che non hanno avuto. Noi abbiamo dato per scontato che fosse normale avere tutto, abbiamo dato la stessa illusione ai nostri figli e ora c’è da cambiare registro.
Sarà un Natale doverso, questo?
Sarà un anno nuovo?
In casa mia penso proprio di sì.



